Crisis Communication

Giornali e new media tra “sensazionalisti” e “spiegoni”. Cosa alimenta la vostra insicurezza.

 

 

 

“Scoperta sensazionale, Salah Abdeslam beve e fuma in una discoteca”.

Ricordo con orrore questa leggerezza da parte dei media, sicuramente affaticati e colpiti anche loro da una straordinaria ondata di violenza, ma mai troppo stanchi per pensare di poter dare una spiegazione a tutto.

Una sfilza incredibile di articoli: semplici, diretti ed espliciti che spiegavano per filo e per segno “Chi è un terrorista”, ma che limitano la prospettiva dei lettori che, soddisfatti, credono di aver dato una spiegazione alle loro ansie. E’ come mettersi nel punto di fuga del colonnato di Bernini, laddove le colonne divengono disposte su un’unica fila.

Il rischio di generare un approccio pressapochista, leggero e disordinato si palesa nei bar, nei mercati, dove è assai probabile che si cerchi conforto dall’individuazione di un obiettivo unico da combattere, così da non disperdere le energie. E allora in questo contesto, parole come “musulmano” e “terrorista” vengono confuse e sovrapposte.

Stiamo commettendo lo stesso errore di quando in Italia riempimmo i giornali per “spiegare” il rapporto tra mafia e religione, tra sacro e violento, tra bene puro e male puro. Di nuovo i giornali che tentano inutilmente di decifrare un legame che per sua stessa natura non può esistere. Per carità, nessun errore nel rendere pubblica una dinamica malata e una mala-interpretazione della religione ma è qualcosa che non può essere sviscerata se non da chi la interpreta in quel modo e, probabilmente, due soggetti che credono di interpretarla nello stesso modo, se intervistati separatamente illustrerebbero la cosa in maniera diversa.

Come si può essere così ottimisti da pensare di trovare un legame tra religione e mafia o, parlando di attualità, tra religione e follia?

Così, più ci allontaniamo dalla pura analisi e più diveniamo “spiegoni”, e più diveniamo “spiegoni” e più ci avviciniamo al centro del colonnato di Bernini dove qualcuno guarderà alle parole come alle colonne. E allora: “I mafiosi sono credenti”, “I musulmani sono terroristi”. Se invece iniziassimo a spostarci da quel punto al centro del colonnato, scopriremmo che i mafiosi credono di essere cattolici ma non lo sono e che spesso non conoscono la loro stessa religione, nemmeno un po’. E che gli attentatori di Parigi, di Bruxelles e quelli di Barcellona sono criminali affetti da patologie psichiatriche che li rendono pericolosi per tutta la società, anche per gli stessi musulmani.

Oppure pensate che sappiano riconoscere un musulmano mentre sparano all’impazzata o mentre guidano un camion lanciato sulla folla?

Purtroppo il mondo contemporaneo è più complesso e il compito dei media deve tornare sulla tribuna di chi commenta e non di chi spiega. Menomale che c’è ancora qualcuno che crede che la questione non sia semplice e che di fronte a certi temi approccia con tatto e maggiore professionalità. Menomale. E allora torno ottimista, magari nel mondo dei media alla fine finirà in parità, in equilibrio tra chi spiega e chi analizza. Palla al centro.

Speriamo solo che quel centro non sia il punto del colonnato di Bernini.

Simone Serafini

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